I Principi guida sulla valutazione d’impatto delle riforme economiche sui diritti umani

Guiding principles on human rights impact assessments of economic reforms. Report of the Independent Expert on the effects of foreign debt and other related international financial obligations of States on the full enjoyment of human rights, particularly economic, social and cultural rights

 Approfondimento n. 24/2019                                                                                                                                                                                                                            

La risoluzione 34/03, adottata il 6 aprile 2017 dal Consiglio dei diritti umani, ha stabilito il mandato dell’Independent Expert on the effects of foreign debt and other related international financial obligations of States on the full enjoyment of human rights, particularly economic, social and cultural rights, Juan Pablo Bohoslavsky, chiedendo l’elaborazione di principi guida per la valutazione dell’impatto delle riforme economiche sull’esercizio dei diritti umani. Dopo due anni di lavori, l’esperto ha prodotto un rapporto contenente tali principi. Il documento si basa sul presupposto che gli obblighi internazionali sui diritti umani dovrebbero guidare l’elaborazione e l’attuazione delle riforme economiche. Si riconosce infatti che tali riforme, in situazioni di crisi, potrebbero incidere negativamente sui diritti umani. Al contrario, se accuratamente formulate, tali azioni possono contribuire a garantire l’effettività di tali diritti. L’esperto identifica ventidue principi che possano guidare l’azione degli Stati e degli attori internazionali nel pieno rispetto degli obblighi internazionali in materia di diritti umani, con particolare riferimento alle principali convenzioni universali in materia. La valutazione d’impatto sui diritti umani è lo strumento per valutare la compatibilità delle riforme economiche con gli obblighi internazionali. Si tratta di un processo per identificare i potenziali effetti delle politiche economiche e prevenire gli impatti negativi. 

Rispetto alla portata e allo scopo dei principi guida, essi forniscono orientamenti per la formulazione di politiche economiche rispettose degli obblighi internazionali in materia di diritti umani. Gli Stati devono adottare politiche economiche che proteggano e realizzino i diritti umani anche durante i periodi di crisi economica, valutandone l’impatto e affrontando gli eventuali effetti di tali politiche. La consultazione delle parti interessate e la trasparenza rappresentano elementi necessari del processo di valutazione. I successivi principi fissano gli standard normativi ai quali lo Stato si deve attenere nel formulare tali politiche economiche, nel rispetto dell’indivisibilità e interdipendenza di tutti i diritti umani. Le politiche e le misure di riforma economica non devono essere discriminatorie e devono garantire l’uguaglianza, formale e sostanziale. A tal fine, è necessario valutare anche l’impatto discriminatorio diretto e indiretto delle politiche di riforma economica sui soggetti più svantaggiati e in relazione al genere, valutando anche le eventuali misure alternative (Principi 5-8). 

Un principio specifico è dedicato alla realizzazione dei diritti economici, sociali e culturali, che gli Stati devono realizzare progressivamente mobilitando tutte le risorse disponibili, anche in periodi di crisi economica (Principio 9). Gli Stati possono adottare politiche regressive, subordinate alla conformità con dei criteri generali: devono essere temporanee, ragionevoli in relazione allo scopo, necessarie, proporzionali, non discriminatorie, trasparenti, sottoposte a periodiche procedure di revisione. Coerentemente con l’impostazione human-rights oriented, gli Stati devono garantire che i propri organi tengano debitamente in considerazione gli obblighi sui diritti umani nell’adempimento dei rispettivi mandati, attraverso un uso adeguato delle risorse finanziarie e degli strumenti fiscali.  (Principi 10-11). Il documento specifica inoltre che le politiche sul debito dovrebbero essere finalizzati allo sviluppo economico sostenibile e alla realizzazione dei diritti umani, anche in un’ottica di protezione dell’ambiente. In linea con tale approccio, l’analisi della sostenibilità del debito dovrebbe incorporare le valutazioni d’impatto sui diritti umani (Principio 12). 

La quinta parte del documento è dedicata agli altri obblighi degli Stati, delle istituzioni finanziarie internazionali e degli attori privati. Secondo il Principio 13, gli Stati devono cooperare per realizzare i diritti. In tal senso, devono astenersi da comportamenti che pregiudichino l’esercizio dei diritti umani a persone che vivono al di fuori dei loro confini e condurre valutazioni sull’impatto extraterritoriale di leggi, politiche e pratiche. Corollario di tale obbligo è il divieto di esercitare un’indebita influenza esterna su altri Stati (Principio 14). Le istituzioni finanziarie internazionali, i finanziatori bilaterali e i donatori pubblici devono garantire che le loro proposte di riforma e di sostegno finanziario non compromettano la capacità dello Stato destinatario di rispettare, proteggere e rispettare i diritti umani. Allo stesso modo, i creditori privati devono negoziare con Stati o altri enti pubblici senza compromettere la capacità di questi di rispettare e proteggere i diritti umani (Principi 15-16).

La parte finale del documento è dedicata al contenuto della valutazione d’impatto sui diritti umani. Secondo i Principi 17-22, la valutazione d’impatto delle riforme economiche sui diritti umani dovrebbe comportare: un’analisi delle misure; la quantificazione dell’impatto sulla popolazione e, in particolare, su individui e gruppi svantaggiati; l’identificazione delle misure regressive e la previsione di eventuali azioni alternative; l’individuazione di misure preventive e dirette a mitigare gli effetti negativi. Elementi fondamentali di tali processi di valutazione sono la partecipazione delle persone e degli stakeholders, il diritto di accesso all’informazione e la trasparenza, l’accesso alla giustizia e la predisposizione di rimedi effettivi. 

Il Consiglio ha preso nota di tali principi il 21 marzo 2019, con la risoluzione 40/8, adottata con 27 voti favorevoli, 14 contrari e 6 astensioni. La votazione riflette la difficoltà di affrontare una materia particolarmente complessa, che mette insieme obblighi sui diritti umani con questioni di politica economico-finanziaria e di ristrutturazione del debito, e ha riproposto la mai sopita divisione tra paesi economicamente avanzati e Stati c.d. in via di sviluppo.

 

Gianfranco Gabriele Nucera

Assegnista di ricerca in Diritto internazionale

 

 

2018  ©  Sapienza Università di Roma